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Incontro di frontiera

Objekt

Titel

Incontro di frontiera

Abstract

Vivo da solo - completamente solo, non avendo coinquilini - da ormai quasi 3 mesi. Trasferitomi in Svizzera da quasi due anni, ero abituato a rientrare in Italia, nella mia casa di famiglia, quasi tutti i weekend. Il coronavirus mi ha improvvisamente impedito di varcare la frontiera, e per un paio di mesi non sono uscito di casa se non per fare la spesa o qualche escursione in montagna in solitaria. La situazione, ardua dal punto di vista sociale, mi ha aiutato a trovare un equilibrio quotidiano che, complici i miei continui spostamenti, fossero essi per lavoro, per rientrare in Italia, viaggi o per uscite sociali semi-improvvisate, non ero mai riuscito a ottenere. Produttività e serenità personale sono paradossalmente aumentati, probabilmente grazie a un generale rallentamento dei miei ritmi di vita, fin qui troppo frenetici e di pari passo con le attese della nostra società e cultura contemporanea. Sono sempre stato abbastanza indipendente e capace di vivere da solo, e nel contempo pieno di interessi personali, quindi, nonostante fosse per me una prima volta, non ho mai sofferto la solitudine né la noia. Col tempo, mia madre ha cominciato a manifestare la mancanza della mia presenza, e abbiamo riflettuto su come ci saremmo potuti incontrare. Il primo tentativo è avvenuto alla frontiera di Chiasso. L'esperienza è stata surreale, perché, per la prima volta, mi sono trovato a dover riflettere, pianificare e verificare le possibilità dal punto di vista legale, riguardo a un semplice incontro di persona. Coi miei genitori per giunta, le persone a me più care e più vicine in assoluto. Titubante, mi sono recato nei pressi della frontiera, ho parcheggiato l'auto e ho proceduto a piedi verso il confine. Mentre camminavo sul marciapiede, una guardia di frontiera mi ha fermato, chiedendomi che cosa stessi facendo. Ho spiegato che avrei voluto incontrare brevemente i miei parenti, venuti lì dopo un'ora di auto, per poter recuperare il permesso di soggiorno, precedentemente lasciato in Italia, e alcuni effetti personali. Mi ha indicato col dito uno spiazzo asfaltato, ai margini delle colonne di traffico di frontalieri, sottolineando che avrei dovuto fare in fretta. Nel contempo, ho avvistato i miei genitori dall'altro lato. Entrambi indossavano una mascherina. Ho quasi faticato a riconoscerli. Salutatoli con la mano, ho fatto loro segno di raggiungermi. Si sono avvicinati e la prima cosa che mi hanno detto è stata: "ci hanno detto di fare veloce e di mantenere le distanze". Era la prima volta che vedevo i miei genitori nel giro di 3 mesi, non potevo abbracciarli e avevo 5 minuti di tempo per parlarci. Mi hanno spiegato che, come previsto, non avevano loro consentito di passarmi merce - o meglio, gliel'avevano sconsigliato in quanto sarebbe stato vietato dalla Svizzera - così hanno lasciato in macchina sia i beni alimentari (ovviamente) sia alcuni vestiti e scarpe di cui avevo bisogno. Terminato di spiegare la situazione, la guardia fece un cenno con la mano. I 5 minuti erano esauriti. Non siamo riusciti a parlare d'altro. E' stato un incontro strano, che mi ha lasciato impressa una sensazione di vaga tristezza, piuttosto che il piacere di averli rivisti. L'ho maturata successivamente, perché sul posto, durante l'incontro, non ho avuto modo di provare vere emozioni. La mia attenzione era concentrata sulle norme, sul tempo a disposizione, sul potenziale scambio. Non sono realmente riuscito a vivere il momento. Qualche ora più tardi, mia madre mi ha scritto la stessa cosa: "mi spiace sia andata così"; "è stato molto triste". L'intera vicenda mi ha aperto gli occhi sulla sensibilità dei miei genitori al tema, così mi sono ripromesso di trovare un'altra soluzione.

Date

May 27, 2020

Subject

home
public

Sprache

it
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